La malattia
La prostata è una ghiandola presente nell'uomo, ha le dimensioni di una castagna e la sua funzione principale è quella di produrre una parte del liquido seminale, che viene rilasciata durante l'eiaculazione.
La prostata è situata sotto la vescica e davanti al retto; proprio questa sua vicinanza con l'ultima parte dell'intestino permette di valutarne le dimensioni e la consistenza con un semplice esame clinico. La prostata, inoltre, circonda l'uretra, il canale che convoglia l'urina dalla vescica all'esterno: per questo, quando c'è un ingrossamento, la minzione può diventare difficoltosa, dolorosa e non completa. Altri sintomi di una malattia prostatica sono il dolore durante l'eiaculazione, la presenza di sangue nel liquido seminale o nell'urina, la disfunzione erettile
Le patologie che colpiscono la ghiandola possono essere suddivise in tre grandi famiglie:
- le prostatiti (croniche o acute, batteriche o non batteriche)
- l'ipertrofia prostatica benigna
- il tumore (neoplasia, adenocarcinoma) della prostata.
Queste patologie riguardano un gran numero di persone: si stima che su mille uomini visitati per un controllo annuale, 76 presentino patologie dell'apparato genitourinario. Per quanto riguarda le neoplasie vere e proprie, ogni anno in Italia si registrano 43.000 nuovi casi (*) e si calcola che ogni italiano con più di 65 anni abbia circa il 3 per cento di probabilità di morire a causa della malattia.
Come altre forme tumorali, anche l'incidenza delle neoplasie aumenta in modo esponenziale con l'avanzare dell'età.
L'unico vero fattore di rischio certo è l'età, anche se ne sono stati indicati molti altri (dieta, patrimonio genetico, squilibri ormonali ).
Il tumore della prostata è causato dalla crescita incontrollata delle cellule che la compongono e che possono diffondersi prima ai linfonodi vicini e in seguito in tutto il corpo, dando diversi tipi di metastasi. Nella maggior parte dei casi la crescita è estremamente lenta (anche se esistono forme a rapida diffusione) e ciò fa talvolta propendere gli oncologi per un atteggiamento terapeutico poco aggressivo, nel caso in cui venga valutato che si tratta di tumore che non diventerà pericoloso nel corso della vita del paziente.
(*) Fonte:"TUMORI" Journal of Clinical and Experimental Oncology N. 93/2007








