Luca Giurato intervista il Professor Giario Conti, direttore della Divisione di Urologia dell’Ospedale Sant’Anna di Como. Filmato per UNO MATTINA Rai 1, 5 aprile 2006 Trascrizione dei dialoghi Luca Giurato: Il professore che abbiamo ospite in Studio è Giario Conti, che è direttore della Divisione di Urologia dell’Ospedale Sant’Anna di Como. Avete già capito, “UnoMattina” non molla, insistiamo: «Controlla la prostata! Specialmente dopo i 50 anni». Perché dobbiamo controllarla professore? Giario Conti: Dobbiamo controllarla perché il tumore alla prostata si comporta un po’ come un Giano Bifronte. È un tumore molto frequente, però è un tumore con una storia naturale molto lenta, che può prendere anni o addirittura decenni, perché gli ultraottantenni hanno quasi nel 100% dei casi isole tumorali all’interno della prostata, ma muoiono con e non a causa di questo tumore. Noi dobbiamo capire quali sono i pazienti che vanno curati e quelli che invece possono anche essere soltanto osservati. Luca Giurato: Caro professore, quando voi medici parlate di sorveglianza attiva, significa evitare di intervenire per poi stare peggio o no? Ci spieghi. Giario Conti: Questo è un concetto importante perché è un concetto che sta emergendo in questi anni: non è evitare di intervenire per poi stare peggio. La sorveglianza attiva serve proprio a identificare quali sono quei pazienti che possono essere soltanto osservati e accorgersi in tempo quali sono invece quelli che devono essere sottoposti a un trattamento attivo. A San Francisco, nel mese di marzo 2006 hanno presentato i dati di uno Studio canadese di 299 pazienti: a distanza di 9 anni il 99% era ancora vivo e non aveva avuto problemi legati al tumore della prostata. Luca Giurato: Chiedo scusa al pubblico di quest’uso - per me infrequente - di parole tecniche, me lo dovete riconoscere. Però il professore spiega benissimo. Che cosa significa stadiare la malattia? Come si fa e perché è importante farlo professore? Giario Conti: È importante farlo proprio in quest’ottica. Per stadio si intende quanto la malattia è avanzata localmente o quanto la malattia rischia di diffondersi a distanza (la prostata, come vedete nell’immagine, è un organo che è sotto la vescica). La stadiazione, insieme ad altri parametri, serve a capire quali sono le categorie di rischio. Noi oggi ragioniamo per categorie di rischio, cioè quali sono le probabilità che un paziente ha di essere vivo senza malattia 5, 10, 15 anni dopo la diagnosi. Ci sono rischio basso, intermedio, alto e rischio molto alto. Per avere questa categoria di rischio ci serve lo stadio, il PSA, il grado di Gleason (che è il livello di aggressività del tumore) e una serie di altri parametri che noi mettiamo insieme e componiamo per avere questo stadio. Luca Giurato: Chiarissimo, professore, la ringrazio. Ci dica se ci sono dei trattamenti, diciamo così, standard, per controllare il tumore alla prostata e quali sono. Giario Conti: Il tumore alla prostata ha un vantaggio, che può essere trattato in diversi modi. Attualmente i trattamenti standard - che sono quelli assolutamente diffusi in tutto il mondo, su cui abbiamo esperienza su centinaia di migliaia di pazienti - sono la chirurgia, che può essere una chirurgia a cielo aperto o una chirurgia laparoscopica, cioè fatta per mezzo dell’introduzione di sonde attraverso la parete addominale, e la radioterapia esterna. Poi ci sono altri trattamenti come la brachiterapia, che consiste nell’inserire dei semi radioattivi all’interno della prostata, che ormai ha raggiunto un’esperienza di 12 anni, quindi è diventato un trattamento abbastanza codificato. E poi si cono trattamenti più giovani come l’HIFU (High Intensity Focused Ultrasound), che è un trattamento che utilizza gli ultrasuoni: questo è un trattamento più giovane e abbiamo bisogno di avere dati confermati a 10 o 15 anni proprio perché il tumore ha un’evoluzione lunga e quindi non ci bastano i 5 anni. Luca Giurato: Professore, rapidamente e con la chiarezza che l’ha contraddistinta sino a questo momento. Uno dei timori più grandi riguarda, ahimè, la perdità di capacità sessuale dopo la cura chirurgica. Ci sono delle novità a questo proposito? Giario Conti: Più che altro ci sono degli affinamenti della tecnica chirurgica. È possibile eseguire un intervento, detto nerve sparing, cioè di salvataggio dei nervi che sono deputati al controllo dell’erezione che, però, passano molto vicini alla prostata: quindi, la condizione è di fare una chirurgia nerve sparing in sicurezza: non si deve rischiare di lasciare cellule tumorali all’interno del corpo del paziente. Quindi non è attuabile in tutti i pazienti, ma dove è possibile si può fare. Luca Giurato: Bene, grazie infinite. Concludiamo rimandando il Numero Verde e il sito dell’Associazione Europa Uomo Italia Onlus.