Luca Giurato intervista il Dottor Riccardo Valdagni dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano e la Dottoressa Loredana Maspes, Commissario Straordinario dell'Istituto Nazionale Tumori di Milano. Filmato per UNO MATTINA Rai 1, 7 aprile 2006 Trascrizione dei dialoghi Luca Giurato: “Concludiamo il nostro viaggio sul controllo della prostata, in particolare dopo i 50 anni, subito la parola al Dott. Riccardo Valdagni dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano.Perché controllare?” Riccardo Valdagni: “Controllare la prostata perché questa piccola ghiandola, che è posta sotto la vescica, è una ghiandola che può ammalare naturalmente dell’ipertrofia benigna, ma può ammalare anche di tumore, che ha molte forme, meno aggressiva, mediamente aggressiva, molto aggressiva ma, e questo è il messaggio importante, se diagnosticato in tempo, è un tumore altamente guaribile: un tumore localizzato guarisce nel 90 per cento dei casi.” Luca Giurato: “Dott.ssa Loredana Maspes, Commissario Straordinario dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano. Intanto buongiorno e benvenuta. Il «Programma Prostata» è nato proprio a casa vostra. Spieghiamo come è nato.” Loredana Maspes: “Sì, durante il 2005 c’è stata una task-force di scienziati che hanno lavorato su questo Programma. Questa modalità operativa d’avanguardia è diventata proprio il nostro nuovo modo di lavorare: si è passati dagli studi clinici su gruppi di pazienti, si è passati alle cure personalizzate fatte da un Collegio Multidisciplinare, non fatte più solo da medici ma dove lavorano anche anche fisici, chimici, biologi, per personalizzare le cure, per elaborare delle cure personalizzate. A questo si aggancia una ricerca, una ricerca molto potente, che è una ricerca translazionale, vuol dire una ricerca, come chiamano gli americani, “embedded”, una ricerca i cui risultati vengono portati direttamente al letto del paziente. Il binomio ricerca e cura, cura e ricerca è un po’ la caratteristica del nostro Istituto, che ha portato degli ottimi risultati.” Luca Giurato: “Dott. Valdagni, le linee-guida: che cosa sono e a che servono.” Riccardo Valdagni: “Le linee-guida sono state l’elemento prioritario e fondante del nostro «Programma Prostata», sono un manuale di comportamento di tutti i medici che cooperano nel team multidisciplinare del «Programma Prostata», per ottimizzare le cure e per considerare il paziente non solo nella sua parte fisica, la malattia tumorale, ma nella sua parte psicologica-emozionale, quindi sono uno strumento operativo, ma non solo, sono anche uno strumento per permetterci di valutare la qualità delle prestazioni che noi eseguiamo ed infine è uno strumento di trasparenza, perché, se il paziente lo desidera, può consultare queste linee-guida e vedere le ragioni delle nostre proposte terapeutiche.” Luca Giurato: “Cara Dott.ssa Maspes, dite: “assicurare continuità terapeutica al paziente oncologico”. Come si fa e qual è la vostra esperienza, in breve, ovviamente.” Loredana Maspes: “Sì, certo. Dare un cuntinuum di cure al paziente all’interno dello stesso Istituto garantisce di evitare al paziente il disagio di passare da un Istituto all’altro per poter avere delle cure oppure per continuare il percorso di cura. Quindi, noi, proprio per quella multidisciplinarietà cui ho accennato prima, riusciamo a garantire al paziente tutte le cure, dalla diagnosi per tutto il percorso di cureadel paziente. Dalla diagnosi, alla riabilitazione, all’intervento chirurgico. Quindi per noi è molto importante e per il paziente è anche una garanzia.” Luca Giurato: “Caro dottore, il paziente che, ovviamente - come si dice forse in modo un po’ banale - , deve metterci «del suo» per migliorare la propria condizione, ecco, come, ci può spiegare meglio di me dottore?” Riccardo Valdagni: “Cerco di spiegarglielo. Praticamente,quando noi andiamo dal medico, affidiamo al medico la scelta della terapia, quindi c’è una delega passiva. Nel tumore della prostata, come abbiamo visto nei giorni scorsi, proprio per quella molteplicità di terapie che ci possono essere per quel caso singolo, per quello specifico paziente, possiamo chiamare in causa il paziente, se lo desidera, perché queste terapie hanno conseguenze diverse sull’organismo del paziente, quindi il paziente può esprimere il suo giudizio nella scelta terapeutica, quindi da soggetto passivo - «delego al medico» - diventa un soggetto attivo - «concorro anch’io, come paziente, alla mia scelta». Anche questo è un elemento portante del nostro Programma: riportare il paziente al centro delle cure.” Luca Giurato: “Dottoressa, l’ultima domanda. Un consiglio: come aiutare i pazienti e le loro famiglie a fronteggiare quelli che sono i momenti più difficili o più complessi o più complicati della malattia?” Loredana Maspes: “Un’altra caratteristica del nostro Istituto è quella di prendersi cura del paziente a 360 gradi. Un malato che inizia questo percorso è come qualcuno che affronta un viaggio pieno di ostacoli, pieno di imprevisti. Per cui noi abbiamo molti programmi di sostegno sia al malato che alla famiglia durante questo percorso di cura e perché il malato abbia anche una qualità di vita. Se lei vede anche il nostro libro, che festeggia gli 80 anni, abbiamo messo il gabbiano, come simbolo della libertà dalla malattia. La qualità di vita è importantissima e noi gli aiutiamo a gestire le emozioni, sia le loro che quelle dei familiari. È molto importante questo supporto.” Luca Giurato: “Vi ringrazio. Europa Uomo: l’abbiamo ricordata sempre in questa settimana, può essere contattata agli indirizzi che vedete in sovraimpressione, li lasciamo ovviamente per qualche secondo. Grazie ai due ospiti”.