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L’impegno di Pietro contro le reticenze

Pubblichiamo una sintesi della testimonianza di Pietro Scialpi, Socio storico di Europa Uomo e Presidente dell’Associazione Italiana Prostatectomizzati, apparsa sul notiziario della Lega Tumori di Firenze.

Dopo l’intervento di prostatectomia radicale, 18 anni fa, ho dovuto prima di tutto capire me stesso e scoprire che io non ero la mia malattia. Ho compreso che questa fase della mia vita non poteva essere affrontata da solo e, grazie all’aiuto di valenti professionisti e volontari, ho potuto affrontare ed elaborare i mille problemi conseguenti all’intervento e alle cure: da quelli di natura più pratica - come l’incontinenza, la perdita della funzione erettile, gli effetti della terapia ormonale - fino alle ricadute che questi eventi operano nella stessa concezione del sé.

Mi sono anche reso conto che, per le persone che come me hanno subito questo intervento, il problema che più compromette la possibilità di recuperare una qualità di vita soddisfacente è la vergogna e la reticenza a parlare e a condividere le proprie difficoltà. Devo ringraziare le donne del Servizio della LILT “Donna come Prima” per il loro esempio e la loro esperienza nell’impegno per le donne operate di tumore del seno; grazie a loro infatti ho compreso che, per far emergere i problemi degli uomini operati di tumore della prostata in modo completo, superando i falsi pudori e le ipocrisie legati alla mascolinità e alla sessualità, occorre un mutamento culturale, lo stesso che è avvenuto per il tumore del seno.

Per questo, nel 2006, ho deciso di costituire l’Associazione Italiana Prostatectomizzati, un’associazione di autoaiuto, volontaria e senza fine di lucro, che potesse rappresentare e tutelare questa particolare tipologia di utenti. Cercando una sede per l’associazione, mi sono rivolto al Centro di Riabilitazione Oncologica il cui direttore non solo mi ha offerto ospitalità ma mi ha anche regalato la rivista di Europa Uomo. Ho subito aderito con entusiasmo a Europa Uomo e da allora continuo a condividere le sue attività e i suoi obiettivi.

Con l’attività della mia associazione mi sono impegnato nel fornire aiuto e ascolto ai quotidiani bisogni sociali e sanitari degli uomini operati per un tumore prostatico, nel sostegno alla ricerca farmacologica per le terapie successive agli interventi e in iniziative di formazione e informazione nel campo della prevenzione e della riabilitazione.

In tutti questi anni il mio impegno mi ha ripagato, rendendomi consapevole che la lotta per la vita, per la sua qualità, per la dignità per tutti è il compito più difficile e più importante. L’unica cosa per cui posso ringraziare quel che mi è accaduto è che mi ha portato a fare queste scelte e ad incontrare tante persone con cui ho condiviso momenti importanti e profondi. Nel 2016, dopo dieci anni dall’intervento, grazie ai controlli periodici che compio tuttora, i valori del PSA erano cominciati a salire di nuovo: mi sono sottoposto a 35 sedute di radioterapia e, ancora, sono qui, a combattere per la vita! A rompere le scatole a tutti e tutto, per continuare a testimoniare che con la volontà, l’aiuto, il coraggio che ci dà essere parte di qualcosa, si possono superare anche i momenti più difficili.

Il notiziario con l’articolo integrale a pag.11

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