Giorgio Macellari, senologo, filosofo, scrittore e consigliere di Europa Uomo Italia, racconta la propria esperienza del tumore dalla quale è nata la decisione di dare il proprio contributo all’associazione.
“Grazie cancro!”
Quante volte avevo sentito pronunciare quelle due parole da donne operate per un tumore mammario. Ogni volta, una sorpresa. Anche se avevo fatto presto a capire che quelle parole non erano affatto una sfrontatezza, né un modo per esorcizzare paura e dintorni. Erano sincere. Ogni tanto escono tuttora anche dalla bocca sorridente di mia moglie, che io stesso operai per un cancro al seno venti anni fa.
Sembra un ossimoro. Invece è un mantra che custodisce un messaggio potente: “Il cancro mi ha cambiato la vita. In meglio. Ad esempio, mi ha aperto gli occhi su un dettaglio: nella vita ci parecchie cose – e persone – che non meritano tutta l’attenzione che gli diamo. Concentriamoci sulle altre. Sono poche, ma fanno stare bene”.
Ecco, quando due anni fa l’urologo mi consegnò la biopsia “è un carcinoma”, dopo il primo fisiologico e però fugace smarrimento, quel mantra mi riecheggiò nella mente. “Magari sarà così anche per me” – pensavo.
Non esattamente. Ma solo perché avevo già vissuto l’esperienza cancro sulle migliaia di persone avute in cura: quell’ossimoro l’avevo già fatto mio da tempo. Poi mi hanno aiutato le mie competenze: la biologia del cancro la conoscevo bene, quindi sapevo a cosa stavo andando incontro, anche nei possibili rami evolutivi meno simpatici. Così non ci ho messo molto a convertire quel brutto incontro – perché brutto resta – in resilienza.
E mi sono messo a studiare quella malattia più a fondo delle mie vecchie conoscenze di base: un’esplorazione che mi ha arricchito. Poi ho incontrato molti compagni di viaggio. E sono venuto in contatto diretto con Europa Uomo, un vero concentrato di forza, idee, generosità.
Diversamente da mia moglie e dalle moltissime donne operate per un cancro al seno, non ho mai sentito il bisogno di confidarmi con altri pazienti, nemmeno di aderire a un’Associazione in cui trovare condivisione o appoggio psicologico. Per quanto non nasconda ad alcuno la mia condizione – compresi i disagi che mi ha regalato – e non ne faccia un tabù, tuttavia non avverto la necessità di esibirla o farne oggetto di analisi con altri miei “compatologi” (mi si passi il neologismo). Però, quando mi è stato chiesto, non ho esitato a dare il mio contributo, offrendo la lunga esperienza oncologica maturata in ambito senologico per migliorare l’esistenza di chi ha, o avrà, un cancro alla prostata. Due i filoni di questo impegno:
- la costruzione di Unità Prostatiche dove professionisti di diverse specialità (anatomopatologi, medici nucleari, oncologi, radiologi, radioterapisti, urologi… e non solo) si incontrano per mettere insieme i loro saperi e offrire a ciascuna persona malata la migliore strategia: diagnosi precoce, sorveglianza attiva senza cure, terapie personalizzate, follow-up, stile di vita;
- un progetto sperimentale per dar vita – sempre sull’onda dell’esperienza senologica – a un’Accademia di Prostatologia per formare i futuri professionisti che si prenderanno cura dei maschi con un cancro (ma anche di quelli che non ce l’hanno, per sensibilizzarli a non trascurare la loro ghiandola), addestrarli a lavorare in modalità multidisciplinare e perfezionarne le competenze cliniche, relazionali e comunicative.
Le premesse sono date, Europa Uomo è un’Associazione solida, lungimirante e in forte espansione anche in Italia: raggiungere questi due traguardi sarà inevitabile.
Giorgio Macellari, membro del Consiglio Direttivo di Europa Uomo Italia.





