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La mia esperienza con l’adroterapia

La testimonianza di un paziente con tumore della prostata che ha scelto di candidarsi a un trattamento innovativo basato sull’utilizzo di particelle pesanti.

« Sono onorato che Europa Uomo mi abbia chiesto di condividere la mia esperienza di tumore della prostata e del percorso terapeutico che ho scelto di seguire, e spero che la mia storia possa fornire informazioni utili a chi si trova a valutare le opzioni di trattamento dopo una diagnosi di questa malattia.

Di solito nessuno vive con la prospettiva di incorrere in una diagnosi di cancro: è in contrasto con la condizione di serenità e benessere a cui aspiriamo. Ma quando succede nessuno è preparato, anche se si ha una storia familiare, come nel mio caso, e anche se a un tuo fratello gemello viene diagnosticato un tumore sei mesi prima di te, come nel mio caso. Ero un uomo di 57 anni in buona salute quando, sia a io che mio fratello, ricevemmo una diagnosi di tumore della prostata. I nostri due figli stavano attraversando i momenti cruciali della loro adolescenza e, come avviene per qualsiasi paziente oncologico, gli scenari peggiori e migliori si contendevano lo spazio nella mia testa mentre pensavo a un futuro incerto e a come questa malattia avrebbe cambiato i miei progetti negli anni successivi.

Sono un gemello eterozigote e ho una storia familiare di cancro alla prostata da parte di mio nonno materno, il quale morì in giovane età a causa della stessa malattia. Per questo verso i 40 anni ho iniziato a fare controlli regolari della prostata, sia con la visita urologica sia con l’esame del PSA. Nel luglio 2020, dopo un esame urologico di routine, l'urologo mi prescrisse un'ecografia che evidenziò un adenoma e varie calcificazioni su un lobo della prostata, mentre pochi mesi prima a mio fratello era già stato diagnosticato un tumore della prostata piuttosto aggressivo. Decisi allora di sottopormi a esami più ravvicinati. Poiché il livello del mio PSA continuava ad aumentare, l'urologo mi prescrisse una risonanza magnetica che evidenziò lesioni sospette. Una successiva biopsia confermò la presenza del tumore.

Decisi quindi di raccogliere tutte le informazioni disponibili per poter scegliere il trattamento più adatto al mio caso. Fissai un appuntamento con il mio urologo di fiducia che mi consigliò l’intervento chirurgico di rimozione della prostata. In quello stesso giorno venni a conoscenza del Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (CNAO) di Pavia tramite mio fratello, che mi consigliò il trattamento di adroterapia al quale lui stesso aveva deciso di sottoporsi. La lettura di un libro di un autore americano guarito da un tumore della prostata grazie al trattamento con adroterapia, consigliatogli dal suo medico, lo aveva infatti convinto a provare questa terapia innovativa.

Successivamente consultai altri due urologi: entrambi ritenevano che la prostatectomia radicale fosse il modo più sicuro per eradicare tutte le cellule tumorali. Riguardo alla terapia protonica, veniva giudicata un’opzione che offriva un risultato a lungo termine meno sicuro rispetto all’intervento chirurgico. Anche un oncologo, primario di un importante ospedale di Milano, mi consigliò la prostatectomia radicale, anche per avere in futuro, se necessario, il vantaggio di un trattamento di riserva di radioterapia. Quanto allo CNAO e all’adroterapia, disse di non saperne nulla.

L’adroterapia si basa sull’utilizzo di protoni e di ioni di carbonio: si tratta di particelle pesanti, in grado di inibire la capacità delle cellule tumorali di crescere o riprodursi. Queste particelle vengono accelerate alla velocità della luce e dirette con molta precisione sulla zona tumorale, in modo da non danneggiare il tessuto sano circostante. Questa terapia si prospettava quindi meno invasiva delle altre e molto efficace per casi come il nostro. Essendo in effetti ancora relativamente giovani, con un’aspettativa di vita di altri 25-30 anni, io e mio fratello eravamo entrambi orientati a trovare una terapia efficace e nello stesso tempo il meno invasiva possibile.

Per poter essere curati con l’adroterapia al centro CNAO è necessario documentare l'assenza di metastasi. I pazienti che si vogliono candidare alla terapia devono quindi caricare sul portale del centro, in formato digitale, la propria cartella clinica e l’esito di tutti gli esami eseguiti, che vengono vagliati scrupolosamente. Mi sottoposi quindi, su giudizio degli specialisti, a PET Scan, PET/TAC del torace, PET/TAC con colina e inviai tutti gli esiti al portale dello CNAO. Il 4 maggio 2021 ricevetti per e-mail la conferma della mia accettazione e la data di un primo appuntamento presso il centro di Pavia.

Il protocollo internazionale standard stabilito dallo CNAO prevede, prima di iniziare l'adroterapia, un ciclo di tre mesi di terapia ormonale, che poi deve proseguire dopo il trattamento per i successivi due anni. Nel maggio del 2021, in occasione del mio primo appuntamento allo CNAO, il radiologo mi spiegò in modo chiaro i possibili effetti collaterali: incontinenza, danni rettali e problemi di erezione. Dopo una "TAC di simulazione", finalizzata a costruire una maschera termoplastica per mantenere il corpo nella stessa posizione durante il trattamento, sarei stato sottoposto a 16 trattamenti della durata di 20-30 minuti ciascuno. In seguito avrei dovuto misurare il PSA ogni tre mesi.

L'11 giugno iniziai la mia terapia ormonale e il 6 settembre ricevetti il primo dei 16 trattamenti di adroterapia che si conclusero il 4 ottobre. Devo ammettere che la parte più difficile del percorso di cura sono stati i trasferimenti mattutini nel traffico dell'ora di punta da Monza a Pavia. Lo staff dello CNAO è stato con me molto professionale, cortese ed empatico. Gli operatori erano preparati a comunicare con i pazienti oncologici e soprattutto a comprendere le sfide psicologiche che i pazienti devono affrontare.

Circa due settimane dopo la conclusione della terapia ho dovuto curare un'infezione delle vie urinarie, i sintomi si sono risolti piuttosto rapidamente con farmaci appropriati. Ho avuto solo un altro episodio di infiammazione alle vie urinarie, circa tre anni dopo la terapia, e anche questo si è risolto con un integratore prescritto dal mio urologo. Non ho avuto problemi legati all'incontinenza.

Il sito web dello CNAO - uno dei sei centri al mondo che utilizzano protoni e di ioni di carbonio per trattare i tumori, e l’unico in Italia - contiene informazioni dettagliate sulla storia del centro e sui trattamenti offerti, nonché su come presentare una richiesta di trattamento. Tutti i pazienti vengono assegnati ad un team multidisciplinare unico, composto da oncologi radioterapisti, fisici medici, il direttore sanitario e specialisti esterni.

Ho la massima stima per l'intero staff dello CNAO e per i trattamenti all'avanguardia che offre. La sua competenza e la ricerca continua in terapie efficaci per i tumori difficili da trattare hanno posizionato l'Italia ai primi posti nella graduatoria mondiale per l’innovazione nei trattamenti oncologici. Sono certo che la sua attuale espansione consentirà allo CNAO di diventare il più importante centro di adroterapia al mondo. »

Perry S. Huesmann
Pastore della Chiesa Presbiteriana degli Stati Uniti
Docente di Lingua Inglese all’Università IULM di Milano
Ricercatore presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università Vrije di Amsterdam


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