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La prostata: il tumore, le prostatiti e l'ipertrofia prostatica benigna

La prostata è una ghiandola presente nell'uomo, ha le dimensioni di una castagna e la sua funzione principale è quella di produrre una parte del liquido seminale, che viene rilasciato durante l'eiaculazione.

La prostata è situata sotto la vescica e davanti al retto; proprio questa sua vicinanza con l'ultima parte dell'intestino permette di valutarne le dimensioni e la consistenza con un semplice esame clinico. La prostata, inoltre, circonda l'uretra, il canale che convoglia l'urina dalla vescica all'esterno: per questo, quando c'è un ingrossamento, la minzione può diventare difficoltosa, dolorosa e non completa. Altri sintomi di una malattia prostatica sono il dolore durante l'eiaculazione, la presenza di sangue nel liquido seminale o nell'urina, la disfunzione erettile

Le patologie che colpiscono la ghiandola prostatica possono essere suddivise in tre grandi famiglie:

  • le prostatiti (croniche o acute, batteriche o non batteriche)
  • l'ipertrofia prostatica benigna
  • il tumore (neoplasia, adenocarcinoma) della prostata.

Queste patologie riguardano un gran numero di persone: si stima che su 1000 uomini visitati per un controllo annuale, 76 presentino patologie dell'apparato genitourinario. Per quanto riguarda le neoplasie vere e proprie, in Italia nel 2016 si stimano 34.800 diagnosi di tumore della prostata (*) e si calcola che ogni italiano con più di 65 anni abbia circa il 3 per cento di probabilità di morire a causa della malattia.

Come altre forme tumorali, anche l'incidenza delle neoplasie aumenta in modo esponenziale con l'avanzare dell'età.

L'unico vero fattore di rischio certo è l'età, anche se ne sono stati indicati molti altri (dieta, patrimonio genetico, squilibri ormonali).

Il tumore della prostata è causato dalla crescita incontrollata delle cellule che la compongono e che possono diffondersi prima ai linfonodi vicini e in seguito in tutto il corpo, dando diversi tipi di metastasi. Nella maggior parte dei casi la crescita è estremamente lenta (anche se esistono forme a rapida diffusione) e ciò fa talvolta propendere i sanitari per un atteggiamento terapeutico poco aggressivo, nel caso in cui venga valutato che si tratta di tumore che non diventerà pericoloso nel corso della vita del paziente.

(*) Fonte: “Cancer Epidemiology” 40 (2016)

 

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